Il serpenti di bronzo di Mosè, Duomo di Milano

Il serpente di bronzo

    Questa storia dovrebbe far parte di quelle raccontate intorno al Duomo, ma in realtà coinvolge i milanesi molto di più.

    Il serpente che vediamo raffigurato nel riquadro del basamento di sinistra accanto al portone centrale si chiama Necustan.

    La Bibbia ci racconta che gli ebrei ad un certo punto del loro lungo viaggio attraverso il deserto iniziarono a lamentarsi con Mosè per l’asprezza del viaggio, imprecando contro Dio, il quale mandò dei serpenti velenosi che uccisero molti.

    Presto il popolo si pentì per la propria sfiducia e pregò Mosè di intercedere per loro con il Signore perché allontanasse i serpenti.

    Dio allora ordinò a Mosè di forgiare un serpente di bronzo e di collocarlo su un palo in modo che ognuno potesse vederlo. Quando qualcuno veniva morso da un serpente gli bastava guardare il serpente di bronzo per salvarsi.

    Qui finisce la storia per tutti gli altri. Ma non per i milanesi!

    La leggenda narra infatti che intorno all’anno 1000, Arnolfo, arcivescovo di Milano, si recò a Costantinopoli per condurre dall’Imperatore Ottone III la sua promessa sposa bizantina. La missione fallì poiché l’imperatore morì prima di vedere la sua sposa e la principessa fu rimpatriata. Tuttavia tra i doni di nozze, vi era anche un certo serpente di bronzo che egli riportò a Milano, dove si trova tuttora nella Basilica di Sant’Ambrogio. Si dice che sia proprio il serpente di Mosè!

    Appena collocato nella basilica, i milanesi lo considerarono un oggetto magico capace di guarire le malattie intestinali e i vermi.

    Ma non è tutto. La leggenda dice anche che, nel giorno del giudizio universale, il serpente si animerà, scenderà dalla colonna e ritornerà alla Valle di Josafat dove le mani di Mosè lo forgiarono.

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